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site/situation-specific art

esercizio di fuga

Installations
Works

9 Installazioni Site-Specific, Personale a cura di Francesca Guerisoli per la Fondazione Alberto e Pietro Rossini / Rossini Art Site, Briosco (MI)

Il titolo di questo progetto racconta in modo letterale cosa vorrei facessero i miei visitatori: vorrei che si esercitassero a “fuggire” lungo il parco al fine di comprenderne la condizione specifica di luogo che abbraccia insieme – con eguale intensità– natura (le meraviglie della campagna brianzola) e creazione umana (le opere d’arte presenti nello spazio).

Si tratta dunque di un invito, rivolto ad ogni visitatore, a mettere a fuoco il proprio sguardo su fughe prospettiche da me create nel padiglione e a praticare camminando le traiettorie suggerite. Il padiglione si pone al centro della tenuta come un vero e proprio osservatorio grazie alla sua posizione e alla sua conformazione semicircolare che nell’ultimo piano è in gran parte definita da vetrate. Se si esercita lo sguardo lungo le linee da me tracciate sulle vetrate, si scoprono elementi del parco scelti come punti da osservare ed esperire direttamente in loco e da cui – una volta raggiunti – è possibile guardare e ri-comprendere il parco con prospettiva diversa da quella percepita nel padiglione.

I punti scelti sono 8, identificano 4 opere e 4 elementi naturali e se la fuga viene portata a compimento si ragiungono i miei rispettivi 8 interventi site-specific, sulle opere e sugli elementi del parco scelti.

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Padiglione / intervento sul pavimento e sul vetro mediante nastro bianco. Sono tracciate in terra delle postazioni da calpestare sotto forma di croci, 8 ed ognuna conduce lo sguardo di chi vi si trova sopra sulla porzione di vetro corrispondente alla fuga evidenziata e scelta.

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Fuga: Il ciliegio / All’estrema sinistra del padiglione, nella parte più lontana del parco risiede un ciliegio; uno spazio sospeso e lontano da tutte le altre direttrici dello sguardo. Questa parte di valle è infatti l’unica non visibile dal padiglione. Ho voluto enfatizzare questa dimensione di astrazione e sospensione permettendo ai visitatori di vivere un tempo narrativo proprio, mettendo a loro disposizione una lettura specifica nel cassetto che ho posto tra le radici dell’albero.

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fuga: lo stagno Intervento sul pelo dell’acqua, esaltando la nozione di questo piccolo bacino di raccolta e discesa a valle di tutti i liquidi presenti nel terreno.

le acque che volgono in fuga oggi riposano qui

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fuga: il salice / Il salice si trova al centro di una piccola conca di prato, in una delle estremità meno visitate della valle. Dopo una prima visita avevo deciso di prolungare i suoi rami fino a terra per creare una cupola verde dentro cui rintanarsi, osservando il passaggio del tempo e la modifica dello spazio circostante. Lo immaginavo come un intimo luogo della stasi. Giunta al parco per realizzare tutte le installazioni, ad un mese dalla residenza, ho verificato che questa mia visione del salice non era più realizzabile: rami spezzati, vespe insidiose in gran numero sulla corteccia, difficoltà a reperire i materiali utili. Ho iniziato a percepire quell’albero come un buco nero che assorbiva ogni mio slancio.

Ho poi compreso che la mia chiave di volta risiedeva nel rovesciare l’impianto della mia immaginazione; l’albero non più come un buco ma come una goccia che muove intorno a sè

la terra, in cerchi concentrici che si rompono contro le sculture ed i recinti. Ho cercato dunque di realizzare questa mia visione proponendo un intervento specifico di scavi e modellamenti del terreno, ma non avevo nèsufficiente tempo nè giuste condizioni climatiche per realizzare questo ingente lavoro entro il giorno della mostra. Abbiamo deciso  di posticipare la realizzazione del progetto in inverno per inaugurarlo in primavera 2016.

Ciò nonostante volevo raccontare ai visitatori il processo di questo lungo lavoro sul salice. Ho dunque tracciato cerchi concentrici utilizzando polvere di gesso ed ho chiesto a Barbara Uccelli, collega artista e performer sensibile, di accogliere i visitatori tra un cerchio e l’altro raccontando le mie traversie a riguardo. Barbara ha elaborato il mio racconto trasformandolo in una struggente storia d’amore, solo al termine del quale rivelava che il lui della sua storia in fuga dall’abbraccio era l’albero e la lei desiderante era l’artista.

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fuga: Sthaler, scultura in marmo e legno / La scultura senza titolo di F. Sthaler è collocata nell’ansa della valle che si pone difronte al padiglione; ai miei occhi quest’opera era l’unica “controfuga” possibile, ovvero l’unico luogo da cui fosse possibile offrire uno sguardo sul dispositivo che guida i visitatori durante la giornata della mostra. A questo fine ho legato un cannocchiale sulla scultura affinché fosse possibile spiare i visitatori e leggere le due citazioni di F.Lloyd Wright che ho posto tra il primo ed il secondo piano del padiglione. Le citazioni scelte provengono dal libro dell’architetto americano che ha progettato il padiglione negli anni novanta, J.Wines e riguardano il senso e la prassi dell’architettura organica, di cui lo stesso padiglione ne rappresenta un riconosciuto esempio.

L’architettura moderna e’ semplicemente un architettura costruita nella nostra epoca; ma l’architettura organica È un’architettura proveniente dall’interno e proiettata verso l’esterno.

Organico significa intrinseco…un’entità in cui la natura dei materiali, la natura delle intenzioni e la natura dell’esecuzione si impongono come necessità.

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fuga: il Tunnel / Al fine di portare aria fredda nei piani bassi del Padiglione, Alberto Rossini inizio’ la costruzione di un tunnel che non venne, pero’, ultimato. Si tratta di condotte di cemento che procedono nel vuoto e si restringono, senza mai giungere in alcun luogo. Ho dipinto color oro ogni giuntura circolare delle condotte fino a 30 metri di profondità; ho desiderato cosi proporre ai visitatori una riflessione sulla perdita di profondità dello sguardo e sull’abisso del non finito che spesso attanaglia i creatori indomiti…

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fuga: Ievolella – Segreta / La grande scultura ambientale di V.Ievolella intitolata “Segreta” si compone di molte parti di metallo mobili, disposte su piani verticali; il vento le fa’ vibrare creando spontanei fenomeni musicali. Una notte ho registrato me stessa mentre ‘suonavo’ la scultura e raccontavo un percorso di immaginazione guidata seguendo l’esempio delle composizioni audio utili per l’auto rilassamento. Ho creato una traccia di 5 minuti, al fine di permettere ai miei visitatori di sedersi nella medesima scultura e, tramite l’utilizzo di cuffie, di ascoltare i miei imput narrativi e musicali al fine di immedesimarsi nello spazio del parco, respirare con esso ed ‘accordarsi’ con l’opera che li accoglie.

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fuga: Consagra – Porta del Cremlino n.10 / La porta che divide la parte privata del parco da quella pubblica e’ il risultato della magnificazione di una delle sculture di porte presentate da Consagra a San Pietroburgo, nella sua celebre mostra avvenuta al museo Hermitage del 1991, finanziata e prodotta da Alberto Rossini. Allo scopo di sottolineare il valore del passaggio e del forte legame che intercorreva tra l’artista ed il suo collezionista, ho voluto celebrare la memoria di Alberto Rossini sotto quella porta. Ho dunque parcheggiato la macchina di Alberto Rossini proprio la’ sotto ed ho accolto il suggerimento della curatrice della mostra, Francesca Guerisoli, di allestire all’interno del mezzo una sintesi audio di circa 15 minuti dell’ultima intervista rilasciata proprio a me e lei da Alberto Rossini a Gennaio 2015. Alberto condivise con noi molti aneddoti sulla creazione del parco e sulla sua quarantennale esperienza di collezionista.

Due visitatori alla volta potevano entrare in macchina, chiudere le portiere e vivere questo attraversamento temporale di tempo e spazio sotto la gigantesca scultura.

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fuga: Fuksas – La casa della Pace / si tratta del prototipo del progetto di spazio pubblico commissionato da Simon Perez a M. Fuksas alla fine degli anni novanta. Il fondatore del parco e collezionista Alberto Rossini si trovò a parlare di questo progetto con l’architetto durante una loro cena privata all’osteria di Carate (Brianza). Il desiderio di Fuksas era quello di realizzare il prototipo dell’edificio per la Biennale Architettura di quell’anno (2000) che si sarebbe inaugurata soltanto dieci giorni dopo. Alberto Rossini scommise con lui che sarebbe stato in grado di realizzarla, utilizzando la sua azienda leader nella produzione di materiali plastici a questo scopo. Ogni precedente commessa venne sospesa al fine di realizzare questo progetto. E la scommessa venne vinta.

Ho dunque illuminato lo spazio con una lampadina, ho preso quello stesso tavolo da quella stessa osteria, ho scelto il vino, ho scritto la storia della scommessa sul fazzoletto ed ho permesso ad un visitatore alla volta di prendere posto a tavola. Ogni visitatore era invitato a spendere un tempo personale all’interno della Casa della Pace, versandosi vino e brindando alla scommessa senza la quale quello spazio non sarebbe esistito.46-FugaFuksas-C.MU47-FugaFuksas-C.MU48-FugaFuksas-C.MU49-FugaFuksas-C.MU50-FugaFuksas-F.C51-FugaFuksas-F.C

credits:

Barbara Uccelli, Sara Taccadoli, Luisa Rossini

fotografia:

Federica Cocciro, Francesca Guerisoli